Due Test per verificare se lavori nel Posto Giusto per Te!

Roberto Ballarin 16/05/2022

Per manager sia junior che senior, purché con desiderio ed ambizione di crescita professionale

Nei periodi diversi della nostra vita professionale possiamo avere delle aspettative dal lavoro mutevoli per varie circostanze di vita. Ma possiamo riscontrare differenze nelle ambizioni anche solo perché molto semplicemente siamo differenti l’uno dall’altro, con caratteri e personalità variegati. Pertanto diciamo che in questo articolo presupponiamo di considerare persone che desiderano una propria crescita professionale a prescindere dal momento della propria carriera e dall’esperienza accumulata. L’avanzamento di ruolo e l’aspetto economico sono obiettivi importanti, ma vivere bene il proprio lavoro con soddisfazione e piacere non è sicuramente meno rilevante.

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Se vi identificate nel manager che ha fame di crescere e ricavare soddisfazione nella propria attività lavorativa, allora questo articolo fa per voi!

Devi cambiare al più presto lavoro perché sei nel posto sbagliato?

Sembra una domanda facile, ma non lo è se la fai a te stesso e se hai investito molte energie fino ad oggi nelle relazioni con i colleghi, con i clienti e con i fornitori. Tieni conto poi delle difficoltà superate per imparare le molte regole non scritte che hai inevitabilmente riscontrato durante la tua attività in quel particolare ambiente di lavoro. Se cambi, dovrai ripartire da zero su questi fronti. Voglio dire, non è che perché immagini che ci siano posti un po’ migliori sia leggero leggero decidere di mollare e ripartire. Consideriamo anche che potrebbero esserci sorprese nel nuovo posto di lavoro, cioè c’è sempre il rischio che ci siano o si creino situazioni sfavorevoli non preventivate.

Quindi farsi la domanda può sembrare banale e forse anche dare una prima risposta potrebbe essere abbastanza immediato. Ma rispondere per decidere veramente se dare o meno le dimissioni è un’altra faccenda.

Serve avere le idee chiare su dei criteri che ci aiutino a decidere con meno dubbi possibili. Verrebbe da dire di scrivere un librone scientifico con mille ragionamenti super razionali che confrontano in modo ponderato tutti i pro e tutti i contro in un bilancio finale oggettivo. Ma qui preferiamo suggerire semplicemente di controllare due cose pratiche che tagliano corto e dicono sempre la verità. Più comodo, efficace e forse anche più giusto!

Due test da tenere verificati per te che vuoi crescere professionalmente e vivere una bella esperienza di lavoro

Andremo ad indicare due cose da verificare: se sono entrambe ok, significa che sei nel posto giusto. Potrebbero esserci delle opportunità migliori, perché no! Ma stai attento che sei già in un buon posto per te, hai molto da perdere a lasciarlo!

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Viceversa, se una delle due cose non è ok, guardati pure attorno, con la consapevolezza che al momento non stai lavorando in un ambiente positivo per la tua professione e su cui investire le tue energie personali. Quindi procedi con propensione al cambiamento.

Questi due test sono:

  1. L’uso dell’orologio in orario di lavoro, cioè come viviamo il passare del tempo durante l’attività o come viviamo l’attesa di iniziare la giornata in quell’ambiente.
  2. Che tipo di capo abbiamo, cioè se crede in noi, nelle nostre potenzialità e capacità, se crede che le persone devono crescere ed osare.

Prima cosa da verificare: l’orologio

La prima semplice verifica che devi fare è osservare quante volte guardi l’orologio durante il lavoro. Se lo fai per l’ansia di finire e potertene andare a pranzo o a casa, è proprio un brutto segno. Valuta te la gravità. Se lo guardi solo l’ultima mezz’ora magari vuol dire che il lavoro non ti coinvolge passionalmente ma che ti passa via abbastanza nella prima parte del tempo. Se lo guardi sin dall’inizio, allora butta proprio male. Il tempo non passa, diventa interminabile e la sensazione è di essere in prestito a qualcosa che non ti appartiene. Alla sera avrai la sensazione di aver sprecato la giornata e, stipendio o non stipendio, rimane un senso di non realizzazione, di gusto insipido.

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Ma ancora peggio è osservare al tuo risveglio mattutino quanto ti pesa il pensiero di andare al lavoro. Ok, tutti preferiamo stare a letto a poltrire un po’ potendolo fare. Ma a parte una giusta dose di pigrizia iniziale, capiamo subito se il pensiero di andare al lavoro ci stimola in positivo suggerendo curiosità e attesa di nuove sfide e risultati. Oppure se ci getta ancor più nello sconforto proiettandoci in uno stato d’animo negativo e pieno di nubi grigie e tristi. Già, a prescindere dal meteo giornaliero il pensiero del lavoro può aumentare lo splendere del sole o il rabbuiarsi del mal tempo dentro di noi!

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Similmente può tornare utile verificare se per te la domenica sera è pura tristezza perché pensi al lavoro che ti aspetta il lunedi mattina. Mi sovviene “Il Sabato del Villaggio” di Giacomo Leopardi. Esprime grossomodo che il sabato è bello soprattutto perché dopo c’è la domenica di festa, mentre la domenica è meno bella perché poi c’è il lunedì di lavoro. Il benessere psicofisico non viene solo dal come si vive il presente, ma può anche venire dal vivere l’attesa del domani. Analoghe considerazioni si possono fare sul viaggio per recarsi al lavoro. Se le cose non funzionano, per noi diventa pesante e faticosissimo da affrontare la routine del viaggio, al di là dei km e della sua durata. Ricordo un lavoro in cui facevo 4 ore d’auto al giorno e non ne sentivo la fatica perché ero super motivato, e altrettanto ricordo con noia un periodo in cui facevo 40 minuti per raggiungere una posizione lavorativa che non mi stimolava. In quest’ultimo caso ogni minuto di strada mi appesantiva di stanchezza (mentale ovviamente!).

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Questi semplici sintomi facilmente osservabili anche da noi stessi con chiarezza, ci dicono tanto su di noi, seppur poco attrezzati di rigorosi ragionamenti logici. Risulta altresì evidente che qualora vi sia passione e coinvolgimento in quello che facciamo, tutto è più leggero, il tempo vola e non si vede l’ora di riprendere.

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Se i segnali sono positivi in questi termini, significa che la tua persona sta vivendo bene quel lavoro da tutti i punti di vista. La tua attività lavorativa assume per te una fonte di benessere fisico e mentale che va ben al di là degli aspetti di carriera ed economici. Non è una stranezza o una novità. Pensate alla situazione in cui un pensionato continua a lavorare. Non sarà certo per i soldi o per il successo personale. Se gli chiedete il motivo vi risponderà perché ne beneficia nel gusto della vita.

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Mentre sei coinvolto in questa modalità positiva, è molto probabile che stai crescendo, stai costruendo qualcosa per te e per gli altri, e hai soddisfazioni anche col prossimo. E’ questa una situazione impagabile, preziosa nel bilancio personale della propria vita.

Esempio sull’orologio

Un giorno osservai dalla finestra del mio ufficio che dal parcheggio aziendale era sempre la stessa persona che metteva in moto per prima la macchina per andare a casa. Alla fine realizzai che si trattava di una delle ultime assunzioni fatte: era un giovane su cui stavamo investendo per il futuro.

Incuriosito, nei giorni successivi lo chiamai nel mio ufficio per fare due parole. Ne venne fuori che durante la giornata non vedeva l’ora che terminasse l’orario lavorativo, ma che non aveva niente di cui lamentarsi e non c’era niente che non andava.  Allora spostai il focus per capire le sue aspettative e lui stesso mentre parlava si rese conto che quel posto non faceva per lui, senza colpa di nessuno. Dopo poche settimane diede le dimissioni per cambiare completamente settore, e mi ringraziò di quella chiacchierata che gli permise di vederci più chiaro. In quella occasione, come guardava l’orologio era già il segnale chiaro, semplice ed inequivocabile di una situazione che il diretto interessato stesso ancora non aveva completamente chiara.

Seconda cosa da verificare: il tuo capo

La seconda verifica è più professionale ma lo stesso abbastanza brutale e pratica. Fatti la domanda se il tuo capo crede in te, nelle tue capacità e nelle tue potenzialità. Se la risposta è negativa, per simpatico e bravo che sia, non avrai mai stimoli a crescere ed evolvere, anzi sarai premiato se starai stabile a quel preciso livello.

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Lascia stare i vari ragionamenti su aspetti postivi e aspetti negativi della tua situazione, manca un presupposto di fondo. L’ottimo è quando il tuo capo crede in te più di quanto lo faccia tu stesso: in questo caso infatti ti aiuta a superare anche il tuo autolimitarti. Di sicuro non deve essere che il tuo capo creda in te meno di quanto sia il tuo potenziale vero. Questo rappresenterebbe un limite gratuito di cui è meglio farne a meno.

E’ impossibile crescere rimanendo con un responsabile gerarchico che ci reputa limitati al livello attuale. Quindi vedi di sceglierti il capo giusto per te sin dall’inizio!

Esempio sul capo giusto

Un giorno ebbi un colloquio con il responsabile dell’ufficio personale della multinazionale dove lavoravo all’ingegneria di processo. Mi chiese quali fossero le mie ambizioni di crescita. Le esposi con chiarezza: volevo crescere verso competenze che ancora non avevo sullo “sviluppo prodotto”. Il responsabile del personale candidamente mi disse che per il mio capo ero perfetto per quello che facevo al momento sull’ingegneria di “processo”. Mi disse che non mi vedevano (né lui né il mio capo) potenzialmente adatto per fare “sviluppo di prodotto”. Cercò di addolcirmi la pillola, ma io uscii dall’incontro con la consapevolezza che avrebbero fatto di tutto per tenermi fermo all’ingegneria di “processo”. Dopo un anno diedi le dimissioni, passai ad un altro gruppo sotto un capo che invece non aveva dubbi sul mio potenziale. Infatti dopo 3 anni mi occupavo con buoni risultati nello “sviluppo prodotto”, tanto da essere considerato uno specialista in quella attività. Non era scontato che accadesse, ma sarebbe stato impossibile rimanendo nella multinazionale precedente con capi che non credevano nel mio potenziale (o che non volevano credere!).

Situazione ideale: il tempo vola, il capo crede in te e ti stimola a crescere

È chiaro che più non ti accorgi che il tempo passa e più significa che stai bene e hai soddisfazione. Il lavoro prende gran parte del tempo che abbiamo a disposizione nella nostra vita quotidiana, e passarlo bene non è un dettaglio trascurabile. Anzi, a volte è più importante del puro aspetto economico. Non è raro che qualcuno rinunci a carriere di maggior successo e ritorno economico a favore di alternative che permettano una vita più consona alle proprie aspettative personali.   

Tutto ciò, una volta capito risulta anche abbastanza intuitivo e semplice da verificare. Ecco che prendere decisioni diventa meno stressante aumentando nel contempo la determinazione a tutto beneficio di risultare più efficaci e meno dispersivi. La nostra vita va avanti più serena, decisa e nella direzione giusta.

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Le valutazioni sul proprio capo invece sono un pò più nascoste dietro le quinte. E’ fondamentale capire chi esattamente può influire sulla nostra crescita in termini positivi o negativi. In particolare il tuo capo deve credere nelle tue capacità. Quando per qualche motivo non lo fa, se rimani sotto di lui devi accettare che starai fermo, che non crescerai e potrai trovarti senza stimoli o evoluzioni. Devi essere consapevole di questa situazione, se non altro per non risvegliarti bruscamente tutto ad un tratto quando sarà troppo tardi. Il tempo infatti non è né gratis né infinito, e certi treni passano solo una volta nella vita.

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Quando si valuta una nuova opportunità di lavoro, oltre che aspetti di carriera, di ruolo, di mansione e delle caratteristiche dell’azienda, capire chi sarà il proprio capo e che spirito lo guida è altrettanto importante.  Serve per non partire già col freno a amano tirato. In ogni caso è un aspetto importante da tenere in esame sin dall’inizio.