Orgogliosi e Permalosi: giostra di emozioni

Roberto Ballarin 07/03/2022

Perché parlarne

Sono argomenti, come si suol dire, da un “milione di dollari”. E’ così ogni volta che si tratta del mondo delle emozioni e del come il nostro carattere ci fa reagire. In questo articolo affronteremo le dinamiche che si creano sia rispetto noi stessi che nelle interazioni con gli altri. Le prime influenzano moltissimo le nostre potenzialità professionali, mentre le seconde sono determinanti nel relazionarci con colleghi, capi e collaboratori. Un Preposto, un Responsabile di ufficio o un Human Research Manager, deve fare molto i conti con queste caratteristiche di colleghi e candidati. Sono infatti peculiarità che potranno determinare situazioni di successo o di conflittualità a prescindere dalle singole capacità e competenze messe in campo.

Utile nei colloqui di selezione?

Un selezionatore ha davanti a sé un candidato brillante nelle risposte durante i colloqui di selezione. Supponiamo sia anche sorridente, arguto e profondo nelle osservazioni, e che abbia competenze perfettamente centrate rispetto la necessità per la figura da inserire in azienda. Sembra tutto perfetto. Eppure potrebbe rivelarsi una scelta disastrosa qualora, una volta inserito nell’ambiente reale, per carattere il neoassunto risulti incapace di interagire con i colleghi per motivi di orgoglio. Magari manifesterà forte insofferenza nell’acquisire i necessari insegnamenti da chi ha l’esperienza sul campo, solo perché in testa non prevede di ascoltare insegnamenti da un non-laureato! Può succedere, e tutto va a rotoli. Nessuno dirà che era incapace, anzi, tutti a dire che era bravo, intelligente, capace, ma tutti saranno a spingere di sostituirlo perché semplicemente non funziona. Semplice e brutale. Quindi, già dai colloqui di preselezione, è bene approfondire meglio che si può questi aspetti caratteriali del candidato. Aiuta parecchio ad evitare soprese non gradite. 

Ricordiamoci che non stiamo parlando di una scienza esatta, di qualcosa di perfettamente misurabile e circoscrivibile. Cercheremo di gettare un po’ di luce sulle diverse sfumature che possono assumere l’orgoglio e la permalosità nei diversi casi. Verranno date delle “indicazioni” su come questi due fattori possono variare di intensità emozionale con diverse conseguenze nelle reazioni comportamentali. Parleremo di dinamiche di emozioni e reazioni, più che di definizioni e postulati precisi e universali. 

Orgoglio: una emozione con connotazione sia positiva che negativa

Con una connotazione positiva, l’orgoglio si riferisce ad un umile e contenuto senso di attaccamento verso le proprie o altrui scelte e azioni (autostima e fiducia nelle proprie capacità), con una gratificazione conseguente all’affermazione di sè, di un proprio importante risultato o di quello di un gruppo con cui si identifica. Favorisce un senso di appartenenza ad una azienda, ad una comunità, ad un movimento. L’orgoglio genera volontà di realizzazione, è costruttivo e può essere anche riferito alla persona che non vuole rinunciare al riconoscimento dei propri meriti o dei propri diritti (nell’accezione equilibrata di questa emozione). 

Vi è poi una connotazione negativa. L’orgoglio come eccesso di autostima e di apprezzamento dei propri meriti, in cui il soggetto si ritiene superiore agli altri senza che ci siano riscontri nella realtà, prende invece il nome di superbia. Si parla anche di compiacimento e tracotanza con effetti di prevaricazione. Su questa linea, un orgoglio immotivato può essere ricondotto a comportamenti di vanità e arroganza. Sono questi atteggiamenti negativi in quanto ci impediscono di riconoscere i nostri errori e di correggerli.

I diversi tipi di orgoglio, in definitiva non implicano emozioni molto diverse, bensì differiscono soprattutto per i modi di relazionarsi con gli altri, di empatizzare e di comunicare ciò che si prova. La maggior parte delle situazioni che suscitano alti livelli di orgoglio sono di natura sociale, quando si crea un senso di appartenenza a un gruppo, a una famiglia, a una nazione. In questi casi c’è l’effetto benefico di motivare le persone ad impegnarsi per il bene comune e/o a resistere per difendere le proprie idee. Ma a volte può anche diventare motivo di testardaggine e scarsa flessibilità. E’ chiaro come si può facilmente passare da elemento positivo e indispensabile a elemento negativo e completamente da evitare.

Riduzione scarti in produzione: opzione fare un gruppo di lavoro Kaizen

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Supponiamo che il Responsabile di stabilimento abbia l’obiettivo di ridurre gli scarti e sprechi nelle linee di montaggio in produzione. A tal fine istituisce un gruppo di lavoro Kaizen. La prima sensazione, se l’attività viene presentata costruttivamente e come importante per l’azienda, è di sentirsi valorizzati. Poi c’è che si lavora in gruppo: ad ogni risultato è possibile incoraggiarsi reciprocamente con una pacca sulla spalla. Insomma, non è scontato, ma ci sono buone probabilità che si arrivi all’obbiettivo sulla riduzione degli scarti. 

Non solo. Poiché sarà una cosa fatta in veste di protagonisti, ai partecipanti verrà spontaneo difendere le nuove procedure di risparmio e riduzione costi anche in un secondo momento. Ovvero quando di solito l’entusiasmo e la concentrazione iniziale va inevitabilmente scemando. I risultati saranno sentiti come propri e quindi ci sarà naturalezza nel continuare l’attività con abitudine piuttosto che mollarla! Qui l’orgoglio di aver partecipato a questa esperienza in gruppo diventa fonte di forte motivazione per il mantenimento nel tempo delle performance.

Riduzione scarti in produzione: opzione di incaricare il Controller a mandare una email a tutti

Viceversa, per ottenere lo stesso risultato di riduzione dei costi legati allo spreco in fabbrica o agli scarti di produzione, supponiamo che il Responsabile dello stabilimento segua un’altra strada. Dà disposizione al Controller aziendale di inviare una email a tutti gli interessati rimproverando la situazione attuale sugli scarti e dando nuove indicazioni. Magari, dopo aver elencato le nuove regole cui attenersi, vengono ricordati anche i provvedimenti disciplinari che la legge autorizza l’azienda a prendere in caso di inottemperanza. Mettendosi nella testa del Responsabile di stabilimento, avrà pensato con questa “email” di risparmiare tempo senza vederci alcuna difficoltà. Avrà pensato che non c’è motivo per fallire l’obiettivo. Forse si, forse no!

Infatti la realtà può giocare sorprese inaspettate. Se noi che riceviamo questa email siamo vagamente permalosi o orgogliosi e siamo abituati a metterci passione nelle cose, l’effetto potrebbe essere esattamente il contrario di quello desiderato. Non che si inizi a fare più scarti, ma magari ci offendiamo e ci tariamo a fare solo il minimo indispensabile. Anzi, quando possibile, neanche quello! Qui manca del tutto il contributo che poteva dare l’accezione positiva dell’orgoglio di gruppo, al contrario si alimenta la riduzione di motivazione personale.

Come si legge l’orgoglio nel linguaggio del corpo?

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Di sicura utilità è fare un cenno a come riconoscere certi segnali dal linguaggio del corpo per quantificare l’orgoglio in una persona con cui stiamo parlando. Esso può trasparire di solito da un leggero sorriso, dal petto in avanti, dal mento alto e una postura con la schiena dritta. Osserviamo che i sinonimi della parola orgoglio sono infatti anche: gonfio, pieno, andare a testa alta…. tutti aspetti che esprimono bene la descrizione del corpo e dell’atteggiamento di una persona orgogliosa. 

Linguaggio del corpo: l’industrializzatore bravo a fare cose difficili

Un giorno parlai con un tecnico che faceva l’industrializzatore in un reparto di lavorazione dell’acciaio. Dovevo chiedergli delle informazioni su aspetti gestionali del reparto. Mi rispondeva in modo molto dimesso, con lo sguardo basso e una postura ricurva. Mi diceva il minimo indispensabile senza nessun coinvolgimento, se possibile usava una parola in meno piuttosto che in più. Passarono i giorni e mi ritrovavo a parlare con lui sempre in questo modo. Mi diede una idea di una persona schiva, un po’ scontenta di lavorare in quel reparto, con potenzialità di crescita limitate. 

Finchè dopo due-tre settimane capitò che c’era un pezzo urgente da fare con una pannellatrice speciale. Vidi il Responsabile del reparto chiedere aiuto a diverse persone. Tutti si tirarono indietro per le difficoltà nel programmare la macchina per fare quel pezzo. Sembrava che ci sarebbero voluti diversi giorni di programmazione e senza certezze di successo. Il giorno dopo tornando in reparto osservai meravigliato quel pezzo sopra un pallet a terra, fatto perfettamente. Chiesi subito chi era riuscito nell’impresa che sembrava molto difficoltosa fino alla sera prima. Sentii la voce squillante dell’industrializzatore di poche parole che disse:” l’ho fatto io stamattina in 5 minuti!”. 

Lo disse stando dritto impettito, col mento alto e lo sguardo aperto. Era giustamente orgoglioso di quello che aveva fatto, e scoprii che era molto bravo a fare quelle cose difficili, mentre non era proprio il suo campo preferito quegli argomenti più facili che gli avevo chiesto io le settimane precedenti. Mi ricordo come fosse oggi il modo in cui il suo linguaggio del corpo mi diceva esattamente quando era orgoglioso di quello che faceva e quando no. Era molto eloquente. Da quell’esperienza imparai a conoscere meglio le persone anche grazie a questo modo di esprimersi che in definitiva è molto più efficace di quello che si possa pensare.

Linguaggio del corpo: l’Area Manager del Medio Oriente a doppia cifra

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In un’altra circostanza ricordo una riunione con tutti gli Area Manager di una azienda con mercati in Europa, Asia, Medio Oriente e Africa. Ognuno doveva relazionare le difficoltà incontrate nell’ultimo trimestre prima di passare ad analizzare le statistiche delle vendite. Notai che l’Area Manager del Medio Oriente era stranamente di buon umore, tendeva a fare lo spiritoso appena ce ne fosse l’opportunità e aveva sempre un certo leggero sorriso sul viso. Quando nella seconda parte dell’incontro vennero esposti i numeri delle vendite consuntivate nell’ultimo trimestre, il Medio Oriente era l’unica area con una crescita a due cifre! A quel punto la manifestazione dell’orgoglio da parte di quell’Area Manager fu palese e si spiegarono bene i precedenti atteggiamenti del corpo evidenziati dall’interessato. Se si presta la giusta attenzione, il corpo parla più di quello che si possa immaginare!

L’orgoglio nella propria professione

Essere orgogliosi nell’ambito lavorativo può significare una propensione verso l’eccellenza, ma può anche alimentare accese conflittualità. La persona orgogliosa è solitamente poco empatica e tende a competere per conquistarsi un migliore status all’interno dell’organizzazione. Aumenta la distanza fra sé e gli altri, apparendo con espressioni sociali sia in positivo che in negativo, ovvero come desiderio di dominanza o di semplice prestigio personale.

Bisogna stare molto attenti quando l’orgoglio assume tonalità esagerate (presuntuosi, superbi), perché può indurre negli altri dubbi nella capacità di comprendere appieno la realtà circostante. Mentre l’orgoglio a favore del sociale dimostra l’eccezionale capacità nel saper conciliare la propria motivazione al successo con l’interesse e l’attenzione per gli altri. Come l’umiltà è il contrario dell’orgoglio inteso come tratto caratteriale, così la compassione è il contrario dell’orgoglio inteso come emozione: infatti, se l’orgoglio può allontanare dagli altri, la compassione sempre avvicina. 

Gli individui orgogliosi che riescono anche ad essere gentili con gli altri nell’esercizio della propria professione, alla mano, grandi lavoratori, empatici, e con alta autostima, sono quelli che hanno maggiori probabilità di raggiungere i migliori risultati. Se però si mostrano atteggiamenti dominanti e si punta al prestigio personale senza possedere la capacità e i requisiti per suscitare ammirazione o per intimidire gli altri, si rischia di perdere di credibilità su tutti i fronti. Desiderare troppo di essere ammirati e mostrare disprezzo per la sensibilità degli altri, può portare il soggetto ad essere considerato testardo, superficiale ed opportunista. L’effetto è suscitare diffidenza ed essere piano piano isolati dagli altri con conseguenti difficoltà nella crescita professionale.

L’orgoglio come spinta motivazionale

Come già visto, alla voce orgoglioso troviamo sinonimi tipo: superbo, presuntuoso, soddisfatto, arrogante, fiero, gonfio…. Limitandoci a considerare una persona nell’ambito lavorativo, se diciamo che è molto orgogliosa intendiamo tendenzialmente in senso positivo che è fiera o soddisfatta, e lasciamo stare le accezioni negative come arrogante, superba e presuntuosa. In queste evenienze infatti, non ci verrebbe mai di usare l’aggettivo “orgoglioso” per indicare un individuo arrogante. 

Mentre il contrario di orgoglioso al lavoro potrebbe essere inteso di più come umile e modesto. Si è di solito orgogliosi per un qualcosa che si è, che si ha, o che si fa, e quando ci sembra che qualcuno tocchi con disprezzo una di queste dimensioni per noi positive, ci offendiamo scatenando le reazioni più disparate, dalla chiusura in sè stessi all’aggressione diretta. Conoscerci tra colleghi in azienda significa capire quanto ciascuno è orgoglioso e soprattutto riguardo quali aspetti. Ciò condizionerà in modo decisivo tutti i comportamenti e le interazioni, sia nei modi che nei contenuti nella vita professionale. 

Tuttavia l’orgoglio di una persona non determina solamente quanto e su cosa si può offendere maggiormente. Costituisce anche una delle spinte motivazionali principali in quello che si fa in termini di intensità emotiva. L’orgoglio può rappresentare un forte incentivo a fare qualcosa con coinvolgimento (commitment). Se sei orgoglioso di quello che fai, lo fai con passione, se sei orgoglioso di quello che sei o hai, ne parli con entusiasmo e lo vivi con soddisfazione personale ogni volta che ci pensi. Messa così sembrerebbe che essere orgogliosi in ambito lavorativo sia solo positivo, ma vedremo meglio che ci sono risvolti di varia natura a seconda delle circostanze.

Cosa significa essere Permaloso

Essere Permaloso significa offendersi facilmente, ovvero che per “eccessivo amor proprio” ci si risente di gesti e parole che il prossimo non considera offensivi. Essere molto Permalosi comporta non saper accettare le critiche costruttive e non superare indenni quelle distruttive. Ne consegue uno stato di irritazione e offesa, con reazioni aggressive e a volte chiudendosi mettendo il broncio.

Ci sono due tipi di permalosi: quelli che credono eccessivamente in loro stessi e quelli che hanno una scarsa autostima. Di solito è per difendere sé stessi che si rigettano le critiche. Ma una persona realmente sicura di sé avrà meno bisogno di difendersi e supererà tranquillamente ogni tipo di critica negativa, sapendo cogliere le critiche costruttive per migliorarsi.

Caso del Sales Manager: meglio mercati ricchi… anzi poveri… anzi boh!

Un giorno chiesi ad un Manager Commerciale perché nelle sue aree non cresceva nelle vendite come i suoi colleghi. Mi rispose sostenuto e offeso che avrebbe saputo fare i risultati che fanno gli altri (anzi di più) se solo avesse avuto assegnati territori con molti potenziali clienti (cioè piazze cosidette ricche!). Alla fine di quell’anno, non contento dei suoi risultati, decisi di assegnargli delle nazioni con mercati più floridi per testarlo. 

L’anno dopo ugualmente non andò per niente bene malgrado ciò. Lo richiamai di nuovo alla fine di quell’anno per parlarci, e chiesi perché ancora una volta i suoi colleghi crescevano più di lui. Sempre più offeso e indispettito mi disse che era difficile vendere dove ci sono tanti potenziali clienti perché in quei territori (piazze ricche) ci si scontra con molti più competitor attratti dalle notevoli opportunità ivi concentrate. Cioè la concorrenza è più agguerrita. Non credo servano molti commenti: per eccessivo credere in se stesso si chiudeva offeso senza mai mettersi in discussione. Solo scuse a difesa personale ogni volta, anche se alla fine erano in palese auto-contraddizione l’una con l’altra, praticamente l’una negava l’altra.

L’imprenditore in cerca di consenso

Ci sono poi persone con una scarsa autostima. Per esempio un imprenditore che prima di decidere su una cosa cerca di raccogliere i consensi dai collaboratori o da consulenti o da amici per supplire alla sua insicurezza di fondo. Ascoltare tante campane prima di decidere è doveroso e utile se usi le informazioni per elaborarle e valutare lo scenario migliore. Ma non va bene farlo per consuntivare il maggior consenso possibile per coprire la propria carenza di autostima. Qui entra in gioco una permalosità per mascherare l’insicurezza. 

Una persona sicura di sé nel decidere, si offende molto meno facilmente. Più responsabilità ha una persona, più l’insicurezza se c’è crea problemi e disagi all’azienda e ai collaboratori, anche se in apparenza l’accondiscendenza legata all’insicurezza stessa può sembrare in prima battuta bella cosa. L’imprenditore con una buona autostima di sé e che ha fiducia nelle proprie capacità professionali, ascolta tutti ma poi decide a prescindere da tutto, seguendo solo criteri di valutazione orientati al meglio per l’azienda. Anche se certe scelte risulteranno impopolari anche a se medesimo, di fondo da un imprenditore ci si aspetto questo approccio. Con questi presupposti ci sarà meno spazio alla permalosità e più spazio alla determinazione nelle proprie scelte.

Permalosi nell’ambiente di lavoro

Un carattere permaloso influenza notevolmente le relazioni con e tra gli altri. Può provocare difficoltà lavorative, sociali e familiari. Se gli altri non sanno da che verso prendere una persona permalosa, vuol dire che non sanno mai cosa possono dire e cosa no con lei. Finiscono per evitarla, per isolarla.

Bisogna potenziare l’autostima (argomento difficile e complesso che merita di essere trattato a parte) e sviluppare l’autoironia. Riuscire a sorridere di sé stessi e dei propri difetti è fondamentale assieme al valutare il peso reale delle critiche e delle proprie imperfezioni. Inoltre è sicuramente utile chiedere spiegazioni delle critiche altrui senza ricorrere al broncio silenzioso o ad attacchi aggressivi.

Caso del Progettista Padre del Bruciatore che scottava

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Ricordo una situazione molto problematica ed imbarazzante. Un bruciatore nuovo di un forno combi a gas (premiscelato)  per il settore Professional Kitchen, era stato progettato con idee innovative. Il Progettista Padre del bruciatore diede delle spiegazioni talmente belle, che mentre veniva testato in laboratorio, tutti avevano imparato a memoria la storia dei vantaggi che ne derivavano. Suonava cosi convincente che i commerciali si innamorarono di quei concetti e iniziarono a “venderli” raccontandoli a tutti sul mercato. Peccato che la teoria è una cosa, mentre nella pratica c’era un dettaglio per cui quel bruciatore fatto così non funzionava. All’inizio si minimizzò il problema come un difetto di gioventù che avrebbe avuto i giorni contati. Ma una volta iniziate le vendite, avere sul mercato forni premiscelati a gas con combustioni instabili e rischi di scoppi, non è esattamente quello che i clienti si aspettano. Per cui fu evidente che il problema era grave e doveva essere risolto. 

Il Progettista Padre della soluzione innovativa si concentrò subito per risolvere il problema, ma senza mettere mai in discussione la sua soluzione, cioè la geometria del bruciatore. Era come fosse prigioniero di sè stesso. Per motivi scientifici di fisica applicata, c’era bisogno di fare un passetto indietro proprio su un dettaglio che era già stato raccontato sul mercato dai commerciali. Ma lui non prendeva neanche in considerazione questa evenienza. Alla fine si è dovuto incaricare un altro tecnico progettista, libero dalla permalosità o da situazioni di orgoglio, che in un batter d’occhio risolse tutto. Il Progettista Padre della soluzione difettosa era molto bravo, ma offeso “nell’amor proprio” stette in disparte per sua volontà per molto tempo, almeno fino ad aver smaltito l’onta subita. 

E’ incredibile come e quanto questi meccanismi ci possono condizionare, nel bene e nel male. A volte mi sono reso conto di essermi trovato protagonista nella medesima situazione come questo progettista, anzi ho visto che più o meno capita a tutti quelli che ci mettono l’anima. Solo che qualcuno non lo ammette neanche a se stesso! 

Differenze tra essere orgogliosi e essere permalosi: ce ne sono? Quali?

Una persona che subisce un commento negativo su qualcosa che la riguarda si può offendere. Si tratta di orgoglio se questo qualcosa è un valore positivo, una cosa di cui appunto è favorevolmente orgogliosa. Mentre si tratta di essere permalosi se il commento è su un difetto o su una debolezza dell’interessato, per cui si sentirà alla stessa maniera offeso. In entrambi i casi l’emozione di forte risentimento è analoga, ma parte da presupposti diversi. Una nasce dal disprezzo altrui per una cosa che noi invece apprezziamo e valorizziamo moltissimo. L’altra scaturisce da un sottolineare una nostra debolezza che sappiamo di avere e che ci rende vulnerabili al giudizio altrui, di cui proviamo vergogna o pudore. 

Con l’orgoglio, il sentirsi offesi è proporzionale al sentimento positivo che abbiamo verso ciò che viene disprezzato dagli altri. Nell’essere permalosi l’offesa è direttamente proporzionata a… a quanto si è permalosi, cioè al nostro carattere. Nel caso dell’orgoglio la situazione dipende da noi, dal comportamento altrui e dall’oggetto di cui si è orgogliosi. Nella permalosità tutto è fortemente incentrato e dipendente dal nostro carattere. 

Un’altra differenza è che l’orgoglio può facilmente risultare motivante nella dimensione sociale o nella determinazione a perseguire i risultati prefissati. Mentre essere permalosi difficilmente ha risvolti positivi nella motivazione costruttiva. E’ quasi sempre inibitore di apertura ad ascoltare critiche e consigli che possono aiutarci a spostare i nostri limiti.   

Emozioni che favoriscono il successo o la conflittualità

Possiamo alla fine dire che l’orgoglio e la permalosità alimentano una giostra di emozioni che lasciano in ogni caso un segno indelebile, sia nell’interessato che nelle persone che gli stanno attorno. A seconda dei casi e delle circostanze le conseguenze potranno essere annoverate come positive e desiderabili, oppure negative e conflittuali. E’ impressionante quanto vengano condizionate le nostre carriere e le performance stesse aziendali da questi fattori così ostici e delicati da controllare. La cosa certa è che non accadono mai senza conseguenze significative sul prosieguo. 

Sto pensando con quale facilità mi sono venuti in mente molti esempi pescati dalle esperienze passate. E sono sempre episodi ricordati con affetto legati a persone che facevano la differenza in azienda. Anche gli esempi con connotazioni negativa, godono del mio rispetto e sono spesso connessi a chi più mi ha insegnato. Quindi lasciatemi inviare nell’aria un grazie di cuore a queste persone generose che tutt’oggi stimo. Si dice che “sbaglia solo chi fa!” (…ovvero solo chi non fa nulla non sbaglia mai). Me lo ripeto spesso … quando ammetto i miei di errori!